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Ginocchio · Chirurgia di revisione

La revisione di protesi di ginocchio

Una protesi di ginocchio dura in media 15–25 anni. Quando smette di funzionare, il dolore torna dopo anni di benessere: e un dolore che ricompare non è mai «normale usura».

Una protesi totale di ginocchio ben impiantata dura in media 15–25 anni. Con il passare del tempo, però, alcuni fattori possono comprometterne il funzionamento e rendere necessario un secondo intervento, chiamato revisione.

Perché una protesi può «fallire»

  • Usura del polietilene e osteolisi — l'inserto in polietilene si consuma lentamente; le microparticelle di usura innescano una reazione infiammatoria che riassorbe l'osso attorno alla protesi, creando vere e proprie cavità. È la causa del caso presentato in questa pagina.
  • Mobilizzazione asettica — la perdita di fissazione tra protesi e osso, senza infezione.
  • Infezione periprotesica — va sempre esclusa prima di qualunque revisione.
  • Instabilità o rigidità — un ginocchio che «cede» o che non piega a sufficienza.

Perché i controlli contano

Nelle fasi iniziali l'osteolisi è silenziosa. Per questo i controlli radiografici periodici sono fondamentali anche quando il ginocchio sta bene: prima si intercetta il problema, più osso si conserva.

Vent'anni dopo: un caso clinico

Il caso

Paziente operato di protesi totale di ginocchio nel 2005. Al controllo radiografico del 2018 l'impianto appare in sede, ben fissato e senza segni di usura significativa. Nel 2025, a vent'anni dall'intervento, compaiono dolore alla deambulazione e limitazione funzionale: la radiografia mostra un'area di osteolisi a livello del condilo femorale mediale.

Radiografia 2018
2018 — protesi in sede
Radiografia 2025
2025 — area di osteolisi

Perché è importante

Un impianto può funzionare perfettamente per molti anni e poi deteriorarsi in modo relativamente rapido. Il confronto tra radiografie eseguite a distanza di tempo è lo strumento più semplice ed efficace per cogliere il problema prima che la perdita ossea diventi massiva.

TC preoperatoria con le aree di osteolisi
TC coronale: cavità osteolitica di ≈ 3,5 cm nel condilo femorale mediale e lesione satellite laterale di ≈ 1 cm.

La TC preoperatoria: misurare il difetto osseo

La radiografia sottostima quasi sempre l'entità dell'osteolisi. La TC è l'esame chiave della pianificazione: definisce sede, volume e pareti residue delle cavità, e permette di classificare il difetto osseo (classificazione AORI) per scegliere la strategia ricostruttiva.

  • Cavità di ≈ 3,5 cm nel condilo femorale mediale, con corticale assottigliata ma continua
  • Seconda area di ≈ 1 cm sul versante laterale
  • Alterazioni anche a carico dell'interfaccia tibiale
  • Difetto femorale classificabile come AORI di tipo II

La strategia scelta: revisione completa dell'impianto — componente femorale e componente tibiale — con protesi da revisione a steli endomidollari. Gli steli scaricano le sollecitazioni sulla diafisi, «scavalcando» le zone di osso indebolito, mentre il difetto viene bonificato e ricostruito.

Prima dell'intervento vengono sempre esclusi i segni di infezione periprotesica con esami ematici ed eventuale artrocentesi.

L'intervento passo per passo

Tecnica
01

Accesso ed esposizione

Si riprende la cicatrice del primo intervento con via pararotulea mediale. Le aderenze si rimuovono fino a un'esposizione completa e sicura.

02

Prelievi per coltura

Prelievi tissutali multipli: anche quando l'infezione è stata esclusa prima, la conferma intraoperatoria è una regola di sicurezza.

03

Rimozione delle componenti

Si estrae l'inserto usurato, poi si liberano all'interfaccia la componente femorale e quella tibiale, sacrificando meno osso possibile.

04

Bonifica dell'osteolisi

Il tempo cruciale: la cavità viene svuotata dalla membrana granulomatosa fino a osso sano e sanguinante.

01

Preparazione dei canali

I canali femorale e tibiale vengono alesati per accogliere gli steli da revisione, che prendono sull'osso diafisario sano.

02

Ricostruzione del difetto

La cavità viene colmata con innesto osseo, cemento o augment metallici, in base a dimensioni e pareti residue.

03

Prova e bilanciamento

Si verificano interlinea articolare, stabilità legamentosa in flessione ed estensione e scorrimento della rotula.

04

Impianto definitivo

Le componenti da revisione — femorale e tibiale — vengono impiantate e cementate; controllo finale e chiusura per strati.

In sala operatoria

Immagini reali

Avvertenza — contenuto chirurgico esplicito

Le immagini che seguono mostrano l'intervento reale e sono volutamente sfocate. Toccale se vuoi visualizzarle.

La cavità osteolitica del condilo femorale mediale a impianto rimosso.
Bonifica della cavità fino a osso sano e sanguinante.
Preparazione del femore dopo l'alesaggio del canale.
Prova delle componenti prima dell'impianto definitivo.

Il risultato

Post-operatorio
Radiografia post-operatoria AP
Revisione completa — steli femorale e tibiale
Radiografia post-operatoria laterale
Interlinea articolare ripristinata

Gli steli endomidollari trasferiscono i carichi all'osso sano della diafisi, proteggendo la zona ricostruita durante la guarigione. Il paziente inizia la mobilizzazione già in prima giornata, con carico progressivo assistito e un percorso riabilitativo dedicato.

Il messaggio per il paziente

Una protesi di ginocchio dolorosa dopo anni di benessere non è una condizione da accettare: va studiata. Diagnosi tempestiva, TC di pianificazione e tecnica di revisione adeguata permettono di risolvere anche perdite ossee importanti con ottimi risultati funzionali. Prima si interviene, più osso si conserva.

Le immagini cliniche e radiografiche sono pubblicate in forma anonima, prive di qualunque dato identificativo, a scopo informativo e divulgativo. Ogni caso è diverso: le informazioni contenute in questa pagina non sostituiscono la valutazione specialistica.

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