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Domande frequenti

Diciotto risposte su anca, ginocchio e terapie infiltrative, tratte dalle pagine di approfondimento del sito.

Qui trovi le domande che mi sento rivolgere più spesso in ambulatorio, con le risposte tratte dalle pagine di approfondimento di questo sito. Hanno valore generale e informativo: la situazione del singolo paziente può richiedere indicazioni diverse, che definiamo insieme in visita.

Domande sull'anca

01 — Anca

Artrosi, displasia, necrosi e chirurgia protesica: come si manifestano e cosa si può fare.

Come si manifesta l'artrosi dell'anca?
All'inizio il dolore è di tipo nevralgico e si irradia alla regione antero-mediale della coscia, talvolta fino al ginocchio; solo in un secondo momento si localizza all'inguine. Compare ai primi passi e dopo un carico prolungato, mentre si attenua con il riposo; nelle fasi avanzate persiste anche da fermi. In parallelo si riduce la mobilità: prima l'intrarotazione e l'estensione, poi abduzione e adduzione, infine la flessione. Approfondisci nella pagina sulla coxartrosi.
Oltre all'artrosi, quali altre condizioni colpiscono l'anca?
Le due più frequenti sono la displasia congenita e la necrosi della testa del femore. La displasia interessa circa il 2–4% dei nati, predilige nettamente il sesso femminile ed è spesso bilaterale: se non trattata adeguatamente diventa in età adulta una delle principali cause di artrosi dell'anca. La necrosi è invece una sofferenza dell'osso della testa femorale a evoluzione progressiva, e in circa la metà dei casi colpisce entrambe le anche.
Quali sono le cause della necrosi della testa del femore?
Si distinguono forme post-traumatiche, conseguenti a lussazione dell'anca o a frattura del collo femorale, e forme non traumatiche. Fra queste ultime le cause più frequenti sono l'uso prolungato di cortisone e l'alcol: in Italia circa il 50–60% delle necrosi è di origine cortisonica, con rischio maggiore dopo trattamenti oltre le 6–8 settimane a dosaggi superiori a 30 mg al giorno, mentre all'alcol è attribuito il 20–40% dei casi. Attenzione però: non tutti i pazienti in terapia cortisonica sviluppano una necrosi — si stima circa l'8% di chi assume cortisone a lungo. Tutti i dettagli nella pagina dedicata.
Che cosa si può fare prima di arrivare alla protesi?
Il trattamento agisce su due fronti. Sui fattori favorenti — in primo luogo l'eccesso di peso, con dieta e attività fisica adeguata — e sui sintomi, con farmaci antinfiammatori ed eventuali antidolorifici. Sono utili la terapia fisica (elettroterapia, ultrasuoni) e la chinesiterapia, cioè la mobilizzazione attiva e passiva dell'articolazione. A questi si affiancano le terapie infiltrative e la medicina rigenerativa, che nell'artrosi lieve-moderata possono ridurre il dolore e ritardare il ricorso alla chirurgia.
Che differenza c'è tra la via anteriore diretta e la via postero-laterale?
La via anteriore diretta divarica i muscoli invece di sezionarli: ne derivano una cicatrice più contenuta, meno dolore post-operatorio, minore perdita di sangue, minor rischio di lussazione grazie alla muscolatura glutea preservata e una ripresa più rapida. Non è però adatta a tutti: è tecnicamente più complessa, va evitata in particolare nei pazienti obesi, con masse muscolari molto sviluppate o marcate alterazioni morfologiche dell'anca, e comporta il rischio di lesione del nervo femoro-cutaneo laterale della coscia, con una possibile area di alterata sensibilità cutanea. La via postero-laterale con tecnica femore first resta la scelta in molte di queste situazioni. La via si sceglie insieme, in visita, sulla base della tua anatomia.
Si possono operare entrambe le anche in un unico intervento?
In casi selezionati sì. Poiché con la via anteriore la perdita di sangue è molto contenuta e lo stress sui tessuti ridotto, questo approccio si presta all'impianto bilaterale nella stessa seduta operatoria: un solo intervento, una sola anestesia e un unico percorso di recupero, con tempi complessivi di ripresa più brevi. L'indicazione va valutata caso per caso.

Domande sul ginocchio

02 — Ginocchio

Cartilagine, menischi, tipi di protesi e allineamento: le domande che tornano più spesso.

Perché la cartilagine del ginocchio non guarisce da sola?
I capi articolari sono rivestiti da uno strato di cartilagine di 4–5 mm, liscio e duro, che permette lo scorrimento. Questo tessuto ha però capacità rigenerative pressoché nulle: il danno è per lo più irreversibile e progressivo, fino all'eventuale artrosi. Per questo non esiste una cura in grado di guarire l'artrosi: le terapie disponibili alleviano i sintomi e ritardano la necessità dell'eventuale intervento di protesi.
Quali sono le cause dell'artrosi di ginocchio?
L'artrosi primaria è la più comune e non ha una causa riconoscibile: è favorita da familiarità, sesso femminile, sovrappeso ed età avanzata. L'artrosi secondaria è invece legata a cause specifiche — deviazioni assiali come il ginocchio varo o valgo, esiti di fratture articolari, instabilità, malattie reumatiche, osteocondriti.
Meglio una protesi monocompartimentale o una totale?
Dipende da quanto è esteso il danno. Il ginocchio ha tre compartimenti; la protesi monocompartimentale ne sostituisce uno solo, più spesso il femoro-tibiale mediale, e offre un recupero più rapido. È indicata in pazienti relativamente giovani, con danno localizzato e legamenti integri. Quando il danno interessa più compartimenti si ricorre alla protesi totale, che esiste in diverse tipologie a seconda dello stato dei legamenti e della deformità. Il confronto completo è nella pagina sulla protesi di ginocchio.
Che cosa significa «allineamento personalizzato» e perché conta?
Prima dell'intervento ogni ginocchio viene studiato su una radiografia sotto carico dell'intero arto inferiore, misurando gli angoli che descrivono la deformità e l'asse meccanico complessivo. Da queste misure derivano i tagli ossei, lo spessore delle resezioni, la taglia delle componenti e l'allineamento finale. Non basta che la protesi sia in sede: deve ripristinare l'asse di carico, ed è proprio l'allineamento — più della singola componente — a determinare quanto a lungo durerà l'impianto e quanto bene funzionerà il ginocchio.
Un menisco rotto va sempre asportato?
No, ed è un cambio di logica rispetto a vent'anni fa: oggi prima si cerca di conservare, e solo se non è possibile si asporta il meno possibile. La ragione è meccanica — dopo una meniscectomia parziale la pressione di contatto aumenta di circa il 65%, dopo una meniscectomia totale può triplicare — ed è così che nasce l'artrosi. Non tutte le lesioni però si possono cucire: il menisco riceve sangue solo dalla periferia, circa il 10–30% esterno, quindi una lesione periferica può guarire dopo una sutura mentre una lesione della porzione interna, priva di vasi, non guarisce per quanto bene venga riparata. Tutti i criteri nella pagina sulle lesioni meniscali.
Quanto dura una protesi di ginocchio e come si capisce se sta cedendo?
Una protesi totale di ginocchio ben impiantata dura in media 15–25 anni. Le cause che possono renderne necessaria la sostituzione sono poche e note: usura del polietilene con osteolisi, mobilizzazione asettica, infezione periprotesica, instabilità o rigidità. Il punto importante è che nelle fasi iniziali l'osteolisi è silenziosa: per questo i controlli radiografici periodici vanno fatti anche quando il ginocchio sta bene — prima si intercetta il problema, più osso si conserva e più semplice è l'eventuale revisione.

Domande sulle terapie infiltrative

03 — Infiltrazioni

Ossigeno-ozono, PRP e cellule da tessuto adiposo: indicazioni, risultati attesi e limiti.

Quali terapie infiltrative esegue?
Tre, anche in forma ecoguidata: ossigeno-ozono terapia, fattori di crescita da plasma (PRP) e cellule mesenchimali da tessuto adiposo, prelevate dal grasso addominale. La scelta dipende dal tipo di articolazione, dallo stadio dell'artrosi e dagli obiettivi del paziente. Il quadro completo è nella pagina trattamenti.
Che cos'è la medicina rigenerativa?
Il PRP e le infiltrazioni di cellule da tessuto adiposo sono trattamenti di medicina rigenerativa: sfruttano fattori di crescita e cellule dello stesso paziente per ridurre l'infiammazione, alleviare il dolore e favorire i processi riparativi dell'articolazione. Sono mini-invasivi, si eseguono in ambulatorio e, utilizzando materiale biologico autologo, hanno un ottimo profilo di sicurezza.
Quando sono indicate queste terapie?
Il campo d'elezione è l'artrosi lieve-moderata: in questa fase possono ridurre il dolore, migliorare la funzione dell'articolazione e ritardare il ricorso alla chirurgia. Non guariscono l'artrosi — nessuna terapia lo fa — e nell'artrosi avanzata il beneficio atteso è più limitato. Se sono indicate nel tuo caso lo stabiliamo in visita, dopo l'esame clinico e le radiografie.
PRP o acido ialuronico: qual è la differenza?
Le meta-analisi mostrano che a 6 e a 12 mesi il PRP allevia il dolore e migliora la funzione più dell'acido ialuronico, con pari sicurezza. Nel ginocchio artrosico, a 12 mesi, i valori indicativi di sollievo dal dolore sono circa 78 per il PRP contro 60 per l'acido ialuronico, e di miglioramento funzionale 80 contro 62. Il PRP è più efficace nell'artrosi iniziale-moderata, e cicli ripetuti danno un beneficio più duraturo.
Quanto durano i risultati delle cellule da tessuto adiposo?
Sono la terapia con l'evidenza più duratura fra quelle proposte: nel ginocchio artrosico, dopo una singola infiltrazione, i dati arrivano a 4 anni. Il dolore misurato con la scala VAS passa mediamente da 6,3 a 3,5 — quasi dimezzato e mantenuto nel tempo — e la funzione misurata con il punteggio WOMAC migliora da 66 a 83. A quattro anni il 68% dei pazienti conserva il beneficio, senza complicanze rilevanti. Il prelievo dal grasso addominale è semplice e si esegue in un unico tempo.
Le infiltrazioni possono evitare l'intervento di protesi?
Possono ritardarlo, non sempre evitarlo. Nell'artrosi lieve-moderata riducono il dolore e migliorano la funzione, permettendo in molti casi di rimandare la chirurgia; quando però la cartilagine è ormai consumata e la deformità strutturata, il beneficio si riduce e la protesi resta la soluzione che risolve il dolore in modo definitivo. È una valutazione che facciamo insieme, radiografie alla mano, senza forzare i tempi in nessuna delle due direzioni.

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Portala alla visita: è il momento in cui le risposte diventano davvero su misura. Puoi anche scrivermi dai contatti o seguire il percorso completo del paziente, dalla prima visita ai controlli nel tempo.

Le informazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la visita medica né un parere clinico personalizzato.

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